ROMA. Papa Leone XIV ha presieduto questo Giovedì Santo la sua prima Messa in Coena Domini come Vescovo di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano, inaugurando solennemente il Triduo Pasquale con un’omelia dal profondo contenuto teologico e marcata continuità con i suoi predecessori.
Durante la celebrazione, il Santo Padre ha compiuto anche il tradizionale gesto della lavanda dei piedi a dodici sacerdoti della diocesi di Roma, undici dei quali ordinati da lui stesso appena pochi mesi prima. Si tratta dei primi presbiteri che ha ordinato, solo 23 giorni dopo la sua elezione a Papa, in un segno eloquente di vicinanza pastorale e paternità sacerdotale.
Nel cuore della sua predicazione, Leone XIV ha proposto una chiave interpretativa centrale: il gesto della lavanda dei piedi come “upódeigma”, cioè “ciò che si mostra davanti ai propri occhi”. Non si tratta — ha sottolineato — di un semplice modello morale, ma della rivelazione stessa del modo di essere di Dio.
L'”upódeigma”: l’amore di Dio che si vede e si partecipa
Commentando il racconto del vangelo di san Giovanni, il Santo Padre ha spiegato che il termine greco utilizzato dall’evangelista rimanda a una realtà visibile, concreta, che interpella direttamente la vita del credente.
“Ciò che il Signore ci mostra, prendendo l’acqua, il catino e l’asciugatoio, è molto più di un modello morale. Ci consegna la sua stessa forma di vita”.
In questa linea, fra Luciano Audisio, Segretario Generale dell’Ordine, ci aiuta a comprendere meglio la profondità del termine. La parola ὑπόδειγμα (upódeigma) in Gv 13,15 non si riduce a un semplice “esempio”, ma designa un modello paradigmatico che rivela una forma di essere. Nel contesto biblico ed ellenistico, non solo si imita esteriormente, ma orienta l’esistenza secondo un disegno più profondo.
Nella lavanda dei piedi, questo termine si inscrive nella logica della kénosis: Cristo non solo insegna l’umiltà, ma manifesta sacramentalmente la sua identità di Servo. Il gesto non è mera pedagogia morale, ma una rivelazione performativa dell’amore di Dio, che ama “fino all’estremo” (eis télos, Gv 13,1).
Così, il gesto visibile rimanda a una realtà invisibile che deve essere attualizzata dai discepoli: non si tratta di ripetere un rito, ma di entrare nella stessa logica di donazione di Cristo. L’upódeigma è normativo, ma non legalista: configura l’esistenza cristiana come donazione umile ed efficace.
In continuità con Benedetto XVI e Francesco
In un gesto significativo di comunione magisteriale, Leone XIV ha citato esplicitamente i suoi due ultimi predecessori.
Da un lato, ha recuperato una riflessione di Benedetto XVI che denuncia la tentazione di cercare “un Dio di successo e non di passione”, sottolineando che la vera onnipotenza divina si manifesta nel servizio umile.
Dall’altro, ha evocato Papa Francesco ricordando che il mandato di lavarsi i piedi gli uni gli altri non è un imperativo astratto, ma una risposta che nasce dall’amore: una carità vissuta con autenticità, non per obbligo.
Questo duplice riferimento situa la sua omelia all’interno di una linea di continuità teologica e pastorale, dove la centralità di Cristo servo illumina la vita della Chiesa.
Tre inviti di Papa Leone XIV nella sua prima omelia del Giovedì Santo
L’omelia del Santo Padre può essere sintetizzata in tre grandi appelli rivolti a tutta la Chiesa:
1. Lasciarci servire da Cristo
Leone XIV ha sottolineato che la condizione per amare come Gesù è, in primo luogo, lasciarci amare da Lui. Citando il dialogo con Pietro — “Se non ti laverò, non potrai condividere la mia sorte” —, ha ricordato che la vita cristiana inizia accogliendo il servizio di Dio.
Cristo non solo agisce, ma trasforma: lavando l’uomo, purifica il suo interiore e lo rende capace di amare veramente.
2. Imparare una nuova logica di grandezza
Il Papa ha denunciato la logica mondana del potere, che identifica la grandezza con il dominio e la vittoria.
Di fronte a ciò, il gesto di Gesù rivela una verità decisiva: la grandezza di Dio si manifesta nel servizio umile.
Il Dio cristiano non si impone, ma si inginocchia; non distrugge, ma dona la vita.
3. Vivere il servizio come forma di vita
Infine, il Santo Padre ha invitato a fare del servizio reciproco lo stile concreto della vita cristiana:
“Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”.
Non come un atto puntuale, ma come una forma di esistenza. Il servizio — ha insistito — è autentico solo quando nasce dall’amore ricevuto e accolto.
Eucaristia e sacerdozio: il cuore del Giovedì Santo
Nella parte finale della sua omelia, Leone XIV ha ricordato che in questa celebrazione la Chiesa commemora l’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacerdotale, sottolineandone il vincolo inseparabile.
Cristo, Sommo Sacerdote ed Eucaristia viva, si dona come sacramento di unità e carità, fondamento della vita ecclesiale.
In questo contesto, il gesto della lavanda ai sacerdoti acquista un significato ancora più profondo: esprime l’identità del ministero ordinato come servizio radicale al Popolo di Dio.
Un appello a inginocchiarsi davanti alla sofferenza del mondo
L’omelia si è conclusa con un appello chiaro: davanti a un’umanità ferita dalla violenza e dall’ingiustizia, i cristiani sono chiamati a inginocchiarsi davanti agli oppressi, seguendo l’esempio di Cristo.
Il Giovedì Santo si rivela così come un giorno di memoria viva, di gratitudine e di impegno, in cui la Chiesa contempla l’amore estremo di Dio e chiede la grazia di farlo diventare vita.
