La missione degli Agostiniani Recolletti ha il volto del servizio e della santità. Nell’eucaristia di chiusura del Sinodo Missionario Agostiniano Recolletto, celebrata il 2 ottobre a Rio de Janeiro, fra Miguel Ángel Hernández ha presentato i missionari come angeli che accompagnano, proteggono e custodiscono. Il priore generale ha ricordato che quasi tutti i volti di santità della Famiglia Agostiniana Recolletta “hanno il colore della missione” e ha invitato a portare a tutto l’Ordine il fuoco acceso in questi giorni.
La festa dei Santi Angeli Custodi ha offerto al priore generale un’immagine per esprimere la vocazione missionaria: essere inviati che rendono presente la cura di Dio. “Quante volte siete stati angeli nella vita della gente”, ha detto ai sinodali, evocando una presenza vicina, quotidiana e spesso silenziosa.
Come Raffaele accanto a Tobia, i missionari camminano al fianco delle persone, condividono le loro difficoltà e le aiutano ad andare avanti. Fra Miguel Ángel ha ricordato alcune storie ascoltate durante il Sinodo: un’anziana che aveva bisogno solo di compagnia, bambini che si cerca di proteggere dalla strada e dalla droga, un veicolo comunitario trasformato in ambulanza e laici che cucinano per malati e anziani.
“Questo è essere angelo: qualcuno che arriva inviato da un altro, che si prende cura senza diventare padrone e che non annuncia se stesso”, ha affermato.
Missione degli Agostiniani Recolletti: custodire e contemplare
Il priore generale ha collocato la sorgente di questo servizio nella relazione con Dio. “La grandezza dell’angelo non sta in ciò che fa, ma in ciò che guarda”, ha spiegato. L’angelo custode mantiene un duplice sguardo: si prende cura del piccolo che gli è stato affidato e contempla il volto del Padre.
In questa immagine ha riconosciuto l’unione tra interiorità e missione che caratterizza la spiritualità agostiniana recolletto. La preghiera alimenta il dono di sé e l’incontro con le persone riconduce di nuovo a Dio:
“Chi guarda solo al piccolo finisce nell’attivismo e si inaridisce; chi guarda solo al cielo cade in uno spiritualismo che non tocca nessuno”.
Questo sguardo esige anche di prendersi cura di chi dedica la propria vita agli altri. La stanchezza, la solitudine e il rischio di continuare a lavorare senza gioia hanno bisogno di una risposta fraterna. Ricordando l’angelo che offrì pane e acqua al profeta Elia, fra Miguel Ángel ha indicato che “ci si prende cura del fratello perché possa tornare a camminare”.
“L’Ordine intero deve diventare angelo custode dei suoi missionari”, ha chiesto. Un compito condiviso attraverso l’ascolto, l’accompagnamento, la preghiera e l’attenzione concreta a ogni fratello.
La santità agostiniana recolletto ha il colore della missione
“Questo duplice sguardo ha un nome: santità”, ha affermato il priore generale. E ha aggiunto con convinzione: “La missione è il luogo migliore per essere santo”.
La storia degli Agostiniani Recolletti mostra come il dono missionario sia stato terra feconda per il Vangelo. Fra Miguel Ángel ha ricordato santa Maddalena di Nagasaki e san Ezequiele Moreno, i due santi della Recollezione, le cui vite furono legate alle missioni. Ha anche evocato i beati martiri del Giappone e più di un centinaio di martiri laici della Famiglia Agostiniana Recolletta.
Lo stesso sguardo missionario attraversa la vita del venerabile fra Mariano Gazpio, donato alla missione in Cina; della venerabile suor Cleusa, che ha dato la vita a Lábrea per i popoli indigeni; e del servo di Dio monsignor Ignacio Martínez, la cui dedizione è rimasta anch’essa legata a quella terra brasiliana.
“Quasi tutti i volti di santità della nostra famiglia hanno il colore della missione”, ha sottolineato.
In queste testimonianze, la santità si rende visibile in una vita che contempla Dio e impara a guardare con amore il suo popolo. La missione appare così come un luogo in cui il carisma agostiniano recolletto matura, si condivide e porta frutto.
Il priore generale ha ricordato, inoltre, che le missioni hanno rafforzato la comunione dell’Ordine, ampliato i suoi orizzonti e aiutato a superare l’autoreferenzialità. “Grazie ad esse abbiamo imparato a vedere la vita con gli occhi dei più bisognosi e a comprendere meglio le beatitudini”, ha detto. Ha anche sottolineato che nelle missioni sono nate due delle tre congregazioni di agostiniane recollette di vita attiva che condividono questo spirito e carisma.
Portare il fuoco missionario a tutto l’Ordine
In conclusione, fra Miguel Ángel ha invitato i sinodali a tornare nelle loro comunità con una responsabilità: condividere ciò che hanno vissuto.
“Ciò che mi aspettavo da questi giorni non era un testo, era un fuoco”, ha ricordato.
Questo fuoco deve arrivare alle case di formazione, ai consigli provinciali, ai fratelli che non hanno potuto partecipare e agli anziani e ai malati che continuano a essere missionari con la loro preghiera. “Un falò non si misura da quanto è alto, ma dai fuochi che ha acceso”, ha affermato.
Per mantenerlo vivo, ha indicato due sostegni essenziali: la preghiera e la fraternità. A partire da essi, la chiusura del Sinodo diventa un nuovo invio, con una domanda che ogni comunità è chiamata a fare propria: “Signore, dove hai bisogno di noi?”.
“Andate. Annunciate Cristo dove potete. Siete inviati. Siete angeli. E non andate da soli”, ha concluso.



