In un mondo segnato dall’individualismo, fra Hugo Badilla propone una lettura agostiniana e sinodale: passare dall’“io” isolato al “noi” come esperienza di Chiesa. La vita consacrata —insieme ai laici che condividono il carisma— appare qui come un vero e proprio “laboratorio” dove si apprendono comunione, discernimento, interculturalità e leadership intesa come servizio, per offrire al mondo un orizzonte di umanità riconciliata.
Dal “Io” al “Noi”: La Vita Consacrata come Laboratorio di una Nuova Umanità
C’è un atteggiamento nel mondo che sembra prevalere: l’individualismo e in questo contesto sorge una domanda urgente: È possibile vivere in un altro modo? Sant’Agostino, quel ricercatore che ha trasformato la sua inquietudine in comunità, può avvicinarci a una risposta: “Non cercare fuori, torna in te stesso; nell’uomo interiore abita la verità”. Il quadro è il cammino per passare dall’“io” all’“altro”, verso la costruzione di un “noi”.
Oggi, la Vita Consacrata come i laici che condividono il suo carisma sono chiamati a essere qualcosa di più delle istituzioni, a diventare, guidati dallo Spirito, un “laboratorio del noi”.
Il “Corpo Carismatico”: Molto più di una somma di persone
Sant’Agostino affermava che la Chiesa è un solo corpo unito dall’amore, è il “Cristo totale”. Un’immagine che oggi acquista una meravigliosa rilevanza. Ispirati dalla riflessione di Simona Brambilla e dal Documento Finale del Sinodo, comprendiamo che una comunità religiosa o carismatica non è una “azienda di servizi spirituali”, ma un organismo vivo.
Immagina per un momento la comunità come un corpo in cui ogni cellula conta. Nel nostro “corpo carismatico”, nulla è neutro. Una parola gentile di un laico, l’intercessione di una sorella anziana o la creatività di un giovane consacrato sono quell’energia che viaggia attraverso una rete invisibile che ci unisce. Tutto e tutti siamo connessi e, di conseguenza, se una parte del corpo ristagna, il resto lo sente; se una parte del carisma vibra con il carisma, tutto l’organismo si riempie di luce.
La Mistica dell’Orchestra: La Sinfonia del “Noi”
Ancora risuona nel nostro cuore l’invito di Papa Francesco a passare dalla “statua da museo” alla “fedeltà creativa”. Il carisma dato dallo Spirito non può essere trasformato in una reliquia da imbalsamare, ma in una musica da interpretare qui e ora.
Agostino scriveva nei suoi commenti ai Salmi: “Cantate con la voce, cantate con il cuore, cantate con la bocca, cantate con le vostre abitudini”. La sinodalità è precisamente questo: un’orchestra in cui la diversità è il timbro, l’ascolto è la chiave e il direttore è lo Spirito.
Profezia dell’Interculturalità
Nelle nostre comunità convivono lingue, età e culture diverse e, a partire da questa diversità, sono chiamate a diventare laboratori di un mondo possibile. Imparando a discernere insieme, perdonandoci e mettendo il carisma al di sopra dei nostri gusti, diciamo al mondo che l’unità non è uniformità. Come diceva Sant’Agostino: “Nelle cose essenziali, unità; nelle cose dubbie, libertà; in tutte le cose, carità”. Questo è il DNA della vita sinodale. Un “noi” che non annulla l’“io”, ma che lo libera dalla sua stessa prigione.
Curare il flusso vitale: Contro l’acqua stagnante
In natura un organismo che non si muove si corrompe. È per questo che Agostino ci avvertiva che l’amore è sempre in cammino: “Se dici basta, sei perduto”. La leadership nelle nostre comunità non deve essere una struttura di potere, ma un facilitatore di questo flusso di vita. Il leader – sia laico che consacrato – deve avere lo sguardo alto e il cuore sveglio per poter riconoscere dove soffia il carisma oggi. A volte camminerà davanti per guidare, in altri momenti in mezzo per sostenere e molte volte andrà dietro, per assicurarsi che nessuno rimanga indietro e perché il popolo di Dio sia colui che guida i suoi passi.
Conclusione: Una Danza che Accende il Mondo
La Vita Consacrata e il laicato nel mondo hanno una missione affascinante: far danzare il carisma. Che si favoriscano le connessioni vitali sulle strutture rigide. Più spirito e meno geografia. Quando smetteremo di essere individui isolati per diventare un “noi” che si immerge nel sangue del carisma, la Chiesa recupererà il suo sapore. Non dobbiamo essere la somma di piccole solitudini, ma un corpo che cammina, respira e ama.
Hai il coraggio di lasciare che la tua nota si fonda in questa sintonia? Allora è il momento di abitare nel laboratorio del noi. Perché, alla fine, come ben sapeva sant’Agostino, solo l’amore che si condivide è quello che rimane.



