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“La Chiesa si rafforza nell’accompagnamento dei vulnerabili. Speriamo di non dimenticarlo!”

La 30ª Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP30), ha riunito rappresentanti di quasi 200 paesi per negoziare obiettivi e strategie per limitare il riscaldamento globale. Ma a Belém do Pará non c'erano solo governi: anche la Vita Consacrata si è fatta presente.
Agostiniani Recolletti alla COP30 Belém 2025.

Nelle notizie, anche se a volte assorbite da altre questioni che i media hanno considerato più urgenti, abbiamo visto la presenza di mandatari mondiali e delegazioni governative alla COP30 di Belém do Pará, in Brasile. Più vistose sono state le manifestazioni dei popoli indigeni o di scienziati e membri di ONG che hanno chiesto al potere, ai governi e alle imprese, di prendere misure per frenare il riscaldamento globale.

Meno vistosi e senza molti riflettori, hanno partecipato anche missionari e missionarie e una moltitudine di famiglie spirituali cattoliche presenti nella grande Amazzonia e in tanti luoghi del mondo dove l’emergenza climatica attacca i più sfavoriti: Francescani, Gesuiti, Comboniani, Diocesi con i loro vescovi, Cardinali, movimenti laicali… e anche la Famiglia Agostiniano-Recolletta.

Rappresentata dalla sua Rete Solidale Internazionale, ARCORES, la Famiglia Agostiniano-Recolletta ha partecipato a eventi organizzati dalla COP30 o nelle sue vicinanze: Vertice dei Popoli Indigeni, Tavola rotonda Laudato Si’, incontri di preghiera e celebrazione, riflessione e dialogo con altre organizzazioni e istituzioni…

Per la Chiesa Cattolica, la Madre Terra è anche la Casa Comune o la Creazione di cui l’essere umano è custode, curatore e protettore per mandato del Creatore. E per la Chiesa Cattolica i più vulnerabili ed esclusi sono il volto di Dio, e loro sono le prime vittime e i primi che soffrono le conseguenze del maltrattamento avido del pianeta. Loro sono attaccati più e prima da inondazioni e siccità, deforestazione e inquinamento di acque e aria.

La Chiesa sa come ripensare il modo di essere e stare in questa Casa Comune. Lo sviluppo senza sostenibilità è pane per oggi [solo per pochi], ma domani è fame e malattia [e per tutti]. L’avarizia è la causa della situazione a cui l’umanità si è votata. E sant’Agostino già metteva in guardia su questo problema quasi 1.700 anni fa: “Possediamo le cose terrene senza lasciarci possedere da esse”.

L’ordine, quella “corretta disposizione delle cose, in virtù della quale ciascuna occupa il posto che le è proprio”, applicato alla gestione della Natura, è una delle soluzioni all’emergenza climatica. Non si tratta di dominare la natura dall’alto, ma di convivere con essa in modo consapevole e preservando la vita.

E l’ordine ha una conseguenza per sant’Agostino: “La pace di tutte le cose è la tranquillità dell’ordine”. Dall’armonia nella Creazione, sorge la vera pace, quel senso maggiore delle guadagni immediati e del lucro basato sulla distruzione.

San Agostino fa una distinzione provocatoria: “Chi sono i pacifici? Non i pacifisti, ma i promotori della pace”. Per coloro che seguono il suo pensiero, tradotto nella situazione odierna, si potrebbe dire che non basta essere contro la distruzione, ma è necessario costruire attivamente un mondo migliore, rivendicare giustizia, promuovere l’ordine per la sussistenza degli ecosistemi e dei popoli.

Nella COP30 si discutevano le grandi questioni dell’umanità. La Chiesa Cattolica ha aggiunto agli argomenti tecnici, scientifici e sociali per impegnarsi nella lotta per la cura della Casa Comune un argomento spirituale: prendersi cura di tutti gli esseri viventi e dei luoghi in cui abitano è parte integrante della vocazione cristiana.

E nel caso di coloro che seguono sant’Agostino d’Ippona, è anche parte della spiritualità agostiniana, che pone l’accento sull’ordine corretto delle cose, sulla pace come obiettivo irrinunciabile e nella comunità, la cooperazione, come la forma di vita più intelligente e felice.

La Chiesa, nella COP30, ha anche detto che prendersi cura della Casa Comune è sacro; che giustizia ambientale è giustizia divina; che il sostegno ai più sfavoriti e a coloro che soffrono di più di fronte alle tragedie naturali è promuovere il Regno di Dio.

La Famiglia Agostiniano-Recolletta è stata lì dove la vita del pianeta è in gioco, dove i popoli invocano giustizia, dove i governi e le imprese, coloro che usano la Natura a scopo di lucro, devono rendere conto delle loro azioni e decisioni. Uno dei membri di ARCORES partecipanti, ha segnalato:

“Non mi sarei mai immaginato che ci fosse tanto impegno nella Vita Consacrata e nella Chiesa in generale in questo ambito. Credo che la Chiesa si rafforzi nell’accompagnamento dei poveri e vulnerabili. Spero che non ce lo dimentichiamo”.

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