La vita segue il suo ritmo inesorabile. Ci porta avanti e a volte ci spinge con illusioni, a volte con l’inerzia della routine quotidiana, a volte con ricordi, altre volte con il mero conteggio dei giorni di calendario, ma sempre avvicinandoci alla meta.
Ho fatto visita alla residenza dei religiosi recolletti anziani di Salamanca, residenza che, immagino, avrà una grande somiglianza con le case di accoglienza di altre province dell’Ordine. Nella vita di questa comunità di adulti maggiori saltano agli occhi quotidianamente molti dettagli come perle preziose: l’aiuto reciproco spingendo la sedia a rotelle, come un religioso dà con pazienza lo yogurt al suo compagno di tavolo, la spiegazione che un frate dà a un altro con rispetto, l’attenzione alla messa rispondendo tutti con voce ferma, il desiderio di seguire la preghiera della liturgia delle ore senza perdersi tra le pagine del breviario, il cantare al compleanno di un fratello “canzoni di un tempo”. Brillano perle di vita interiore, anche se ci sono anche dettagli che producono una certa tristezza, immagini causate dal deterioramento fisico e mentale; qualcosa di inevitabile. La vita in questo ambiente acquisisce un ritmo pacato e una “modalità aereo”.
Ma, tornando alla mia domanda: come suona il canto gregoriano a ottant’anni? Nei giorni che ho trascorso con questi fratelli ho apprezzato che la cappella risulta essere l’ambito di maggiore interesse, il punto di incontro dove si percepisce una rivitalizzazione, molto più che nella sala della televisione, che trasmette passività. Si apprezza l’assistenza fedele alla cappella, il rispetto del rito, la lettura dell’ufficio con voce ferma, l’eucaristia ascoltata in modo consapevole. Tutto porta un sigillo di rituale, di abitudine, ma allo stesso tempo si vede la sincerità con cui gli anziani religiosi partecipano facendo comunità: si prega, si avverte il fratello dove si trova la pagina del salmo, si aiuta il compagno a collocare la sua sedia a rotelle di fronte all’altare, gli si passa la stola, lo si avvisa che può sedersi… Sì, in una residenza per anziani tutto si fa rallentato e in “modalità aereo”, ma voglio sottolineare che tutto avanza anche in modalità “serena e fraterna virtù”.
Tra tutta questa serie di fotografie esemplari che ho collezionato, mi ha emozionato particolarmente come il sabato pomeriggio si sia recitato il rosario e, al termine dello stesso, si sia intonato la “Salve Regina”. In quel momento mi è sembrato che non ci fosse più la modalità aereo, ma un’elevazione di voce, entusiasmo e fermezza nel canto, come se la cappella fosse piena di giovani teologi di un tempo. Il canto si è rivelato come affermazione categorica della vita di quei frati. In seguito, si è intonato l’“Ioseph”, e, di nuovo, all’unisono sono entrati forte tutti i religiosi con risolutezza e tono. Meraviglioso! Ho sentito che c’era un fuoco interiore, un fervore radicato. È arrivata la domenica; l’ora santa del pomeriggio si svolgeva diretta dal padre priore. Contrariamente a quanto mi aspettassi, il superiore ha intonato il “Tamtum ergo”, e un’altra volta, all’unisono, si sono sommate le voci ottuagenarie con fermezza: “…sacramentum, veneremur…”. Emozionante!
E ho pensato: come suona o, meglio, come risuona il canto gregoriano in questi anziani religiosi? Quante emozioni e ricordi evocheranno queste cadenze musicali a coloro che le hanno cantate con devozione fin dall’età di 11 anni! E mi chiedo anche quali effetti risanatori producano nelle loro menti le melodie monocordi e profonde del canto.
Alle persone adulte ci insegnano – sempre più insistentemente in questi ultimi anni – come invecchiare con dignità. Ci offrono vitamine mentali e strumenti spirituali affinché la terza età sia uno stato di gioia e avvicinamento sereno al bene assoluto di Dio. Si richiedono dosi di pace e armonia per andare consegnando al Creatore pacificamente il vaso della vita. Io sono rimasto convinto che questi canti gregoriani servano a rigenerare le menti e le anime di questi frati che partecipano tutti a una voce, tutti in comune, tutti sentendo una esperienza spirituale profonda. Lodano Dio attraverso il canto liturgico tradizionale che è mezzo per elevare l’anima al Creatore. Il canto esprime ciò che le parole non possono, è igiene mentale, è alito terapeutico per l’anima. A ottant’anni e passa, l’anima della fede affiora dalla bellezza del canto.



