Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Mons. Javier Acero: “Ci siamo abituati a una violenza tremenda; dobbiamo rompere la paura e lavorare per la pace”

Javier Acero

L’informazione è stata pubblicata da COPE dopo un’intervista su TRECE al vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi Primaziale del Messico, l’agostiniano recolletto Mons. Francisco Javier Acero.

COPE ha pubblicato un’intervista realizzata nel programma Ecclesia è Domenica (TRECE) a Mons. Francisco Javier Acero Pérez, OAR, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi Primaziale del Messico, in cui analizza la recente escalation di violenza legata al narcotraffico nel paese e sottolinea il ruolo della Chiesa nella costruzione della pace.

Monsignor Acero è un religioso agostiniano recolletto nato a Valladolid (Spagna) e missionario in Messico dal 1999, è uno dei firmatari del comunicato della Conferenza Episcopale Messicana in cui i vescovi chiedono calma, prudenza e unità di fronte ai fatti registrati in diversi stati dopo l’operazione contro il narcotrafficante conosciuto come “El Mencho”.

“C’è calma, ma c’è paura”

Nelle dichiarazioni raccolte da COPE, Mons. Acero ha spiegato che, sebbene a Città del Messico la situazione non sia stata così grave come in altri stati, il clima generale è di inquietudine: “C’è calma, ma c’è paura. E ora dobbiamo iniziare a superare la paura”.

Dopo l’intervento contro il leader del cartello, si sono verificati blocchi in ben 20 stati del paese, il che ha evidenziato la capacità operativa di queste organizzazioni criminali.

“Immaginate la capacità che ha il narcotraffico di bloccare le strade in un attimo”, ha affermato il vescovo.

La domenica successiva ai fatti, in alcuni luoghi sono state sospese le celebrazioni eucaristiche per ragioni di sicurezza, sia per proteggere i fedeli che i sacerdoti.

Una violenza che si normalizza

Nell’intervista diffusa da COPE, il vescovo ausiliare ha lamentato che parte del dramma risieda nella normalizzazione sociale della violenza:

“Ci siamo abituati a una violenza tremenda”. Riprendendo un’espressione di papa Francesco, ha parlato della “globalizzazione dell’indifferenza”, alla quale ha aggiunto una “globalizzazione dell’impotenza”.

In alcune regioni colpite dal narcotraffico, ha spiegato, gli stessi abitanti si avvisano a vicenda quando prevedono movimenti di gruppi armati, per evitare di uscire di casa. Una dinamica che mostra fino a che punto la violenza abbia condizionato la vita quotidiana.

Mons. Acero ha inoltre ricordato che i vescovi messicani già dal 2000 avvertivano sulla crescente permeabilità del narcotraffico nelle comunità.

L’impegno della Chiesa per la pace

Secondo quanto riportato da COPE, il prelato ha sottolineato l’impegno della Chiesa nell’accompagnamento delle vittime e nella promozione del dialogo sociale. Tra le azioni indicate figurano l’impulso all’incontro tra il governo e le famiglie delle persone scomparse, nonché l’attenzione ad altre gravi crisi dei diritti umani, come la violenza contro le donne, i migranti e i popoli indigeni.

“La Chiesa accompagna là dove lo Stato non c’è. Noi siamo profeti del popolo di Dio, non cappellani di nessuno Stato”, ha affermato.

Mons. Acero ha sottolineato che la costruzione della pace richiede consensi politici e un’autentica “amicizia sociale”, e ha persino prospettato la possibilità di contare su osservatori internazionali, come è accaduto in altri paesi iberoamericani.

“Il male si vince con la forza del bene”

Su una eventuale visita del Papa in Messico, il vescovo ausiliare ha considerato che sarebbe un grande segno di speranza, pur riconoscendo la difficoltà del contesto attuale. “Qui dobbiamo calmarci un po’, vivere più uniti affinché il Papa possa venire”, ha segnalato.

Il suo messaggio finale, raccolto da COPE, è stato diretto al cuore:

“Non dimentichiamo che il male si vince con la forza del bene”.

Condiviere:

iscriviti alla nostra newsletter