La consegna di una copia della Positio super martyrio alla Superiora generale delle Missionarie Agostiniane Recolette segna un nuovo passo avanti nella causa di beatificazione della religiosa brasiliana, uccisa in Amazzonia mentre difendeva i popoli indigeni e lavorava per la pace.
Il cammino verso gli altari della Serva di Dio suor Cleusa Carolina Rody Coelho, MAR, ha fatto un nuovo passo. Il Priore generale dell’Ordine degli Agostiniani Recoletti, fra Miguel Ángel Hernández, accompagnato dal Postulatore generale delle cause dei santi, fra Gabriel Robles, ha consegnato una copia della Positio super martyrio alla Superiora generale delle Missionarie Agostiniane Recolette, suor Olga Lucía Pérez Rodríguez, durante una visita fraterna alla Casa generale della congregazione, a Leganés (Madrid).
Il gesto ha un profondo valore simbolico per tutta la Famiglia Agostiniana Recoletta. La Positio è il documento ufficiale che raccoglie lo studio storico, teologico, documentale e giuridico sulla vita e sulla morte di suor Cleusa e che servirà da base affinché il Dicastero delle Cause dei Santi valuti se possa essere riconosciuta ufficialmente come martire della Chiesa.
Una vita dedicata al Vangelo
Nata in Brasile nel 1933, suor Cleusa si è distinta per la sua brillante formazione accademica, la sua profonda spiritualità e una vocazione missionaria che l’ha portata a dedicare la sua vita all’educazione, all’evangelizzazione e al servizio dei più poveri. Padroneggiava cinque lingue e ha sempre inteso che la conoscenza avesse senso solo se messa al servizio degli altri.
La sua missione ha raggiunto la massima espressione nella Prelatura di Lábrea, nell’Amazzonia brasiliana. Lì ha accompagnato malati, famiglie povere e comunità indigene, specialmente il popolo apurinã, la cui dignità e i cui diritti ha difeso con coraggio di fronte a chi intendeva espellerli dalle loro terre.
Una testimonianza portata fino alle estreme conseguenze
Il 28 aprile 1985, dopo aver mediato per evitare uno scontro che avrebbe potuto causare un bagno di sangue tra gli indigeni, suor Cleusa è stata uccisa mentre tornava lungo il fiume Paciá.
Prima di essere catturata dal suo aggressore, chiese al suo accompagnatore di gettarsi in acqua per salvarsi la vita: «Figlio mio, buttati in acqua, tu hai dei figli da crescere!». Quelle furono le ultime parole conosciute della religiosa. Cinque giorni dopo fu ritrovato il suo corpo, con evidenti segni di una morte violenta.
Per chi l’ha conosciuta, la sua morte è stata il culmine di una vita vissuta con radicalità evangelica. I popoli indigeni la ricordavano semplicemente come “nostra madre”, mentre le sue consorelle e numerosi missionari hanno mantenuto viva la testimonianza di una donna che non ha mai smesso di credere che, come lei stessa ripeteva spesso, “vale la pena rischiare”.
La Chiesa studierà ora la causa
La causa di canonizzazione è iniziata nel 1991 e, dopo anni di ricerca storica e documentale, il 2 marzo 2026 la Positio super martyrio, un volume di 930 pagine, è stata presentata ufficialmente al Dicastero delle Cause dei Santi.
Il passo successivo sarà lo studio del caso da parte di una commissione di teologi. Se la Chiesa concluderà che suor Cleusa ha dato la vita per odio alla fede (in odium fidei), potrà essere beatificata senza la necessità del previo riconoscimento di un miracolo.
Con la consegna di questa copia della Positio alla Superiora generale delle Missionarie Agostiniane Recolette, la Famiglia Agostiniana Recoletta guarda con speranza a una nuova tappa nel cammino verso il riconoscimento ecclesiale di una donna che ha fatto del Vangelo una vita donata fino alla fine.
