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Il pozzo e la sete: l’incontro che conduce all’acqua viva

Fr. Luis Rosales ci condivide una riflessione sull'incontro di Gesù con la samaritana (Gv 4, 5-42): una scena in cui una semplice richiesta — «dammi da bere» — apre la strada all'acqua viva, capace di placare la sete più profonda del cuore.
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Un mezzogiorno a Sicar: la richiesta che apre alla vita eterna

Questo episodio del Vangelo ci colloca nelle coordinate di Sicar, un villaggio della Samaria; specificamente, ci colloca presso il pozzo di Giacobbe, pozzo dove a suo tempo bevvero Giacobbe, i suoi figli e persino i suoi animali; Gesù arriva lì verso mezzogiorno, stanco del cammino. In questo luogo arriva una donna samaritana per attingere acqua dal pozzo e, senza aspettarselo, incontra Gesù. Questi le dice: “dammi da bere” e così inizia questo incontro, con una semplice richiesta, ma carico di un significato che finisce per trasformarsi in un salto verso la vita eterna. Scrutiamo questa richiesta di Gesù e riconosciamo che, invece di toglierci qualcosa, in realtà, Gesù viene a darci; approfondiamo questo episodio e addentriamoci nell’acqua viva che Gesù ci offre e che, come la samaritana, sappiamo alla fine dire con fede: “Signore, dacci sempre di quest’acqua!”

Due modi di avvicinarsi al pozzo: attingere acqua o lasciarsi trovare

Una donna che cerca di attingere acqua e un uomo che chiede da bere, forse sembra che entrambi abbiano le stesse intenzioni trovandosi a un pozzo; ma, se osserviamo il racconto con perspicacia, possiamo scoprire leggere sfumature che permettono un’altra lettura della situazione. Gesù chiede da bere, tuttavia, a malapena si riferisce al pozzo; la samaritana, al contrario, va dritta al punto!, ha l’obiettivo di attingere acqua dal pozzo e solo dopo un po’ farà un passo successivo al di là dei suoi stessi interessi. Quanto può riferirsi questo alle nostre vite! Forse non andiamo con un bisogno reale di acqua, ma nelle nostre vite si sperimenta la sete; ed è lì che vogliamo attingere acqua, allora, come la samaritana, possiamo andare al pozzo di Giacobbe, aver avuto 5 o 6 mariti, cercare di adorare Dio sul monte della Samaria o a Gerusalemme, o possiamo fare qualsiasi altra cosa che ci si addica di più; e in definitiva, possiamo continuare ad attingere acqua, ma in realtà non dissetiamo mai veramente la nostra sete. Tuttavia, Gesù chiede da bere alla donna e nella sua richiesta la invita a una profonda conoscenza, la invita a un incontro con l’acqua viva; questa richiesta si propone come un’uscita da quella ricerca di acqua viziata, è l’opportunità di connettersi con una sorgente che ristora in spirito e verità; Gesù, proprio come la samaritana, ci chiede da bere e in quel gesto sorprendentemente ci offre di trasformare le nostre vite per bere realmente da una fonte viva.

Lasciare l’anfora: scoprire il dono di Dio e dare testimonianza

Ed è allora che, smettendo di attingere acqua, come abbiamo fatto abitualmente, conosciamo il dono di Dio e scopriamo in Gesù qualcuno che è più di qualsiasi fonte di soddisfazione per noi. La nostra vita si trasforma in Lui!; perché ormai qualsiasi pozzo d’acqua, per quanto profondo, è in secondo piano, poiché ci rendiamo conto che non ci dà pienezza; perché ora abbiamo scoperto un’acqua che non è un mero elemento esterno, ma è un’acqua che si trasforma nel nostro intimo in una fonte di vita eterna; è un’acqua che sentiamo impregna tutto ciò che abbiamo fatto nella nostra vita, è un’acqua che ci conosce e che ci incanala in correnti di vita piena, è un’acqua che ci salva da quella sete disperata che a volte ci sembra intollerabile. Che d’ora in poi, come la samaritana, lasciamo ogni anfora per attingere acque viziate e andiamo a dare testimonianza dell’esperienza con l’acqua viva; che d’ora in poi possiamo indicare agli altri dove possono realmente placare la loro sete e che, come indica Gesù, siamo parte di quel magazzino di frutti per la vita eterna, sapendo a chi dire: “Dammi da bere!”

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