Fra Rumildo Yrrazabal Britez, fra David Miguel Lo Russo Seia e fra Boris Eduardo Montilva Bermúdez hanno compiuto un nuovo passo nel loro cammino vocazionale durante una solenne celebrazione che ha riunito religiosi di tre province dell’Ordine
”Cosa fai qui?” Con questa domanda è iniziata l’omelia di fra José María Sánchez, vicario di Spagna della Provincia Santo Tomás de Villanueva, durante la professione religiosa semplice di fra Rumildo Yrrazabal Britez, fra David Miguel Lo Russo Seia e fra Boris Eduardo Montilva Bermúdez. Una domanda rivolta ai tre nuovi professi, ma anche a tutti i presenti, che ha riassunto il senso di una vocazione intesa come risposta libera e fiduciosa alla chiamata di Dio.
La celebrazione, tenutasi nel convento di Monteagudo (Navarra), ha riunito un’ampia rappresentanza della Famiglia Agostiniana Recoletta. Hanno partecipato più di venti sacerdoti e quaranta religiosi professi semplici provenienti dalle Province Santo Tomás de Villanueva, San Nicolás de Tolentino e Nuestra Señora de la Candelaria, oltre a familiari, amici, benefattori e numerosi fedeli che hanno voluto accompagnare questo momento decisivo nella vita dei tre giovani religiosi.
Una domanda per tutta la vita
Nella sua omelia, fra José María Sánchez ha invitato i tre professi a tornare continuamente alla domanda che aveva segnato l’inizio della celebrazione.
“Cosa fai qui?”
“Non siete venuti per fare un lavoro di riparazione elettrica, né per giocare a calcio; siete venuti per coinvolgervi nella vita”, ha affermato, ricordando che la professione religiosa non è la meta del cammino, ma l’inizio di una risposta che dovrà rinnovarsi ogni giorno.
Appoggiandosi all’esperienza del profeta Elia, ha spiegato che la vita consacrata non può essere misurata dai successi visibili. Elia è passato dal contemplare come scendeva il fuoco dal cielo sul sacrificio a sperimentare lo scoraggiamento e la fragilità. Anche il religioso è chiamato a scoprire che la vera forza nasce dalla fiducia in Dio.
“Il Signore sorriderà, ti guarderà e ti dirà: ‘Ma ti fidi di me o no?’”
Il Vicario ha ricordato che la libertà cristiana non consiste nel chiedere a Dio di adattarsi ai nostri piani, ma nell’identificarsi con Cristo e lasciare che sia Lui a condurre la propria vita.
Una missione che nasce dalla vita comunitaria
Rivolgendosi a Rumildo, David e Boris, ha spiegato che la missione evangelizzatrice inizia molto prima di andare incontro agli altri.
“Siete chiamati a costruire il Regno di Dio, siete chiamati a evangelizzare; ma prima di questo, a caricare la vostra mente e il vostro cuore con la teologia, con la filosofia e specialmente con la vita comunitaria. E, a partire da lì, che tutto questo si riversi verso gli altri.”
Li ha anche avvertiti contro la tentazione di pensare che la vocazione sia un merito personale o una scelta che li pone al di sopra degli altri. Ricordando nuovamente il profeta Elia, ha sottolineato che la risposta adeguata non nasce dall’autosufficienza, ma dalla consapevolezza di essere stati trovati da Dio.
“La risposta è un’altra: che Tu mi hai trovato, Signore; che voglio lasciarmi trovare da Te.”
Al termine dell’omelia, ha affidato i tre nuovi professi al Signore affinché perseverino nel cammino iniziato.
“Che vi conceda un cuore, al tempo stesso forte e malleabile; che si lasci costruire, che si lasci formare da questo amore di Dio.”
“Nessuna vocazione si vive in solitudine”
A nome dei tre nuovi professi, fra David Miguel Lo Russo Seia ha rivolto alcune parole di ringraziamento a quanti li hanno accompagnati durante il noviziato.
“Oggi è un giorno di grande gioia, ma anche di profonda gratitudine, perché nessuna vocazione si vive in solitudine e, dietro ogni passo che facciamo, ci sono molte persone che hanno camminato con noi, ci hanno sostenuto e hanno pregato per noi”, ha espresso.
I tre religiosi hanno ringraziato specialmente per la presenza di familiari, amici e di chi ha seguito la celebrazione da diversi luoghi del mondo, così come per l’accoglienza ricevuta durante il noviziato a Monteagudo. Hanno avuto parole di riconoscimento per il popolo, i lavoratori della casa e tutte le persone che, con la loro vicinanza, la loro preghiera e il loro servizio quotidiano, hanno contribuito a rendere il convento una vera casa.
Il loro ringraziamento si è esteso anche all’Ordine degli Agostiniani Recoletti per l’esperienza formativa vissuta durante il noviziato e alla Vergine del Cammino, alla quale hanno affidato la nuova tappa che inizia ora. “Oggi mettiamo la nostra vita nelle mani del Signore e lo facciamo sapendo che non camminiamo soli”, hanno concluso.
Un segno di speranza per la Chiesa
Con la professione dei voti semplici, fra Rumildo Yrrazabal Britez, fra David Miguel Lo Russo Seia e fra Boris Eduardo Montilva Bermúdez iniziano una nuova tappa della loro vita religiosa come Agostiniani Recoletti, impegnandosi a vivere i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza all’interno della comunità.
Il loro “sì” costituisce un segno di speranza per l’Ordine e per la Chiesa, che continua a ricevere la testimonianza di giovani disposti a rispondere con generosità alla chiamata di Cristo e ad annunciare il Vangelo a partire dal carisma di sant’Agostino.



