La ricerca di Dio, la vita fraterna e l’accompagnamento sono stati al centro dell’omelia pronunciata davanti ai dieci formandi della comunità, a una ventina di sacerdoti e ai membri della Fraternità Secolare.
“Cerchiamo Dio insieme, sempre insieme”: il priore generale celebra sant’Agostino a Las Rozas
Il priore generale ha celebrato la solennità del Nostro Padre sant’Agostino nella Casa di Formazione San Agustín di Las Rozas a Madrid, appartenente alla Provincia di San Nicolás de Tolentino. Nella sua omelia ha presentato il santo come un cercatore instancabile della verità e ha esortato i giovani religiosi a lasciarsi accompagnare, a vivere la fraternità e a prepararsi per donare la vita.
La celebrazione ha riunito i dieci formandi della comunità e una ventina di sacerdoti, tra frati agostiniani recolletti e sacerdoti diocesani vicini alla casa. Hanno partecipato anche i membri della Fraternità Secolare legata a questa comunità.
Tra i concelebranti c’erano don César Vázquez, vicario parrocchiale di San Miguel Arcángel di Las Rozas, parrocchia a cui appartiene la comunità religiosa, e don Jesús González Alemany, vicario episcopale della Vicaria VII dell’Arcivescovado di Madrid.
Sant’Agostino, un uomo che non ha mai smesso di cercare
“Agostino fu, prima di tutto, un uomo che cercò”, ha affermato il priore generale all’inizio dell’omelia. Cercò la felicità, la verità, il senso della sua vita e ciò che potesse riempire di gioia e pace il suo cuore.
Sant’Agostino cercò nella filosofia, nell’astrologia, nell’eloquenza, nel successo, nel riconoscimento, nelle relazioni, nel piacere e nella conoscenza. Molte proposte gli promisero la felicità, ma nessuna riuscì a dargli riposo.
“E forse lì inizia la grandezza di Agostino: non ha mai smesso di cercare”, ha sottolineato il priore generale. Anche quando sbagliava o percorreva strade che più tardi avrebbe scoperto non essere le sue, continuava a cercare. Anche se si allontanava da Dio, Dio non smetteva di lavorare in lui.
Alla fine comprese che ciò che cercava fuori si trovava più vicino a lui di lui stesso. Scoprì che Dio lo stava aspettando da molto tempo nel più profondo del suo cuore.
Imparare a desiderare Dio
Il priore generale ha posto il desiderio al centro dell’esperienza spirituale di sant’Agostino. Il santo fu un uomo dai grandi desideri, ma dovette imparare a purificarli e a orientarli correttamente.
“Non basta desiderare molto, bisogna imparare a desiderare bene; bisogna imparare cosa merita di essere desiderato”, ha spiegato.
Il cuore umano può raggiungere il successo, accumulare conoscenze, ricevere affetto e intraprendere numerosi progetti e, tuttavia, continuare a essere vuoto. Sant’Agostino scoprì che esisteva un desiderio più profondo di tutti gli altri: “il desiderio di Dio”.
Quando quel desiderio trovò la sua vera destinazione, tutta la sua vita iniziò a ordinarsi. L’esperienza agostiniana invita così a cercare la verità con un cuore inquieto e a riconoscere che solo Dio può rispondere pienamente agli aneliti più profondi dell’essere umano.
“Lo cerchiamo insieme, sempre insieme”
L’incontro con Cristo non ha reso sant’Agostino un uomo isolato, ma lo ha condotto verso i fratelli. La sua esperienza di Dio è stata sempre accompagnata da una profonda esperienza di comunione.
Ispirato dalla prima comunità cristiana di Gerusalemme, sant’Agostino propose una vita comune sostenuta dall’ascolto della Parola, dall’Eucaristia, dalla preghiera, dalla fraternità, dalla condivisione dei beni e dalla preoccupazione per gli altri.
Il priore generale ha ricordato che essere agostiniano recolletto implica un modo concreto di vivere e cercare Dio: “Lo cerchiamo nella preghiera, nell’Eucaristia, nella Parola, nelle difficoltà della vita comunitaria, ma lo cerchiamo insieme, sempre insieme”.
La celebrazione della solennità di sant’Agostino a Las Rozas è stata un’espressione di questa comunione. Formandi, religiosi, sacerdoti diocesani e membri della Fraternità Secolare si sono riuniti come un’unica famiglia per celebrare il padre spirituale dell’Ordine.
Perseverare in mezzo alle difficoltà
La perseveranza è stata un altro dei temi centrali dell’omelia. Il priore generale ha ricordato che sant’Agostino “non è stato un santo tutto d’un pezzo”, ma che il suo cammino è stato pieno di ricerche, dubbi, lotte, errori, decisioni e conversioni.
Proprio per questo, la sua esperienza continua a risultare vicina. Sant’Agostino non parla dalla perfezione di chi non ha mai incontrato difficoltà, ma dalla vita di una persona che “non ha smesso di camminare” e che ha dovuto rialzarsi molte volte.
Alla luce del Vangelo, il priore generale ha ricordato le parole di Gesù: «Io sono la porta» e «Io sono il buon Pastore». Agostino ha bussato a molte porte fino a trovare Cristo, il pastore che lo conosce, lo ama, lo guida e lo accompagna.
“Agostino cercava la verità e ha finito per scoprire che la Verità aveva un volto: il volto di Cristo”, ha affermato.
Lasciarsi accompagnare per accompagnare
L’accompagnamento ha occupato una parte rilevante della riflessione. Il priore generale ha ricordato che sant’Agostino non è arrivato da solo a Cristo, ma Dio si è servito di persone concrete per guidarlo.
Sua madre Monica, Ambrogio, Simpliciano, Alipio, i suoi amici e la Chiesa stessa hanno accompagnato le sue ricerche e lo hanno aiutato a discernere il cammino.
“Agostino è stato un uomo accompagnato. E proprio perché si è lasciato accompagnare, ha potuto diventare poi un uomo capace di accompagnare gli altri”, ha spiegato il priore generale.
Seguendo l’esempio di Gesù, Buon Pastore, l’accompagnamento cristiano non consiste nel controllare, dominare o creare dipendenza. “Accompagnare è dare la vita. È ascoltare. È camminare a fianco. È avere pazienza. È aiutare a discernere”, ha sottolineato.
Significa anche correggere quando necessario, aspettare quando non è ancora arrivato il momento e gioire quando l’altro cresce. “Il vero accompagnatore non conduce a se stesso, conduce a Cristo”, ha ribadito.
Un messaggio speciale per i giovani formandi
Al termine dell’omelia, il priore generale ha rivolto alcune parole speciali ai giovani professi semplici della Casa di Formazione San Agustín.
“Cari giovani, professi semplici, non abbiate fretta di arrivare”, ha chiesto loro. Li ha incoraggiati a imparare a camminare, ascoltare, lasciarsi aiutare, conoscere il proprio cuore, cercare Dio e vivere con i fratelli.
Arriverà il giorno, ha aggiunto, in cui altre persone avranno bisogno di ricevere da loro ciò che ora stanno ricevendo dai loro formatori, accompagnatori e fratelli di comunità.
Il priore generale ha ricordato che questa tappa non ha come unica finalità quella di prepararli a esercitare un ministero. Il suo scopo più profondo è “prepararvi a donare la vita: come Cristo, come Paolo, come Agostino”.
La celebrazione si è conclusa con un invito a recuperare il desiderio di Dio, a perseverare quando il cammino si fa difficile, a vivere la fraternità e a “lasciarci accompagnare per poter accompagnare” le persone che il Signore affiderà a ciascuno.



