Dal 7 al 10 agosto, i partecipanti al corso di preparazione immediata alla professione solenne hanno vissuto un’esperienza di pellegrinaggio fino al Santuario di Santa Rita de Cássia, nello stato di Minas Gerais (Brasile). Sono stati quattro giorni di cammino, fatica, vita fraterna, preghiera e incontro con Dio, con i fratelli e con se stessi.
Un’esperienza di formazione agostiniana
Il pellegrinaggio costituisce uno degli obiettivi propri del corso di preparazione alla professione solenne. Non si tratta semplicemente di fare una camminata o raggiungere una meta, ma di sperimentare nel corpo una delle dimensioni fondamentali della vita cristiana e della spiritualità agostiniana: siamo pellegrini.
La vita è un cammino verso Dio e, come insegnava sant’Agostino, l’essere umano è sempre in ricerca, chiamato a camminare verso la verità, verso il proprio cuore e verso la pienezza di Dio. In questo cammino nessuno avanza da solo: i fratelli sono compagni di pellegrinaggio, chiamati a camminare «con un’anima sola e un cuore solo protesi verso Dio». Per questo, i chilometri percorsi, la stanchezza, i silenzi, le conversazioni, la preghiera e le difficoltà sono diventati parte dell’esperienza formativa. Camminare insieme ha permesso di ricordare che anche la vocazione alla vita consacrata è un cammino in cui ciascuno impara a uscire da sé, a fidarsi, a lasciarsi accompagnare e ad avanzare con altri verso Cristo.
Quattro giorni e quasi 70 chilometri di cammino
Il pellegrinaggio è iniziato il 7 agosto, alle cinque del mattino, a Franca (Brasile). La prima tappa ha portato il gruppo fino a Claraval, dopo aver percorso a piedi circa 20 chilometri. Lì hanno potuto conoscere il Mosteiro de Claraval, un monastero cistercense e uno dei principali luoghi di interesse religioso della regione. Il gruppo ha alloggiato nell’area destinata a chi svolge giornate di ritiro, dove ha trovato un ambiente favorevole al riposo e alla preghiera. Già dai primi chilometri è emerso uno degli insegnamenti semplici del pellegrinaggio: quando camminiamo insieme, la fatica pesa meno e la gioia si moltiplica.
Il giorno seguente, la marcia è proseguita verso Ibiraci, lungo un percorso di circa 26 chilometri. Dopo la fatica della giornata, i pellegrini hanno riposato in una locanda, hanno conosciuto la località e hanno partecipato all’Eucaristia insieme alla comunità. Ibiraci conserva una significativa tradizione religiosa e gli agostiniani recoleti hanno svolto un ruolo rilevante agli inizi dell’evangelizzazione della popolazione e nella costruzione della sua chiesa, edificata da schiavi.
Da Ibiraci, il gruppo si è diretto verso una fattoria della famiglia di fra’ Helton Pimenta, agostiniano recoleto che vive nella comunità di Franca ed è responsabile dell’Istituto di Filosofia della Capelinha. Lì hanno celebrato l’Eucaristia domenicale e hanno condiviso un tempo di fraternità con la famiglia. C’è stata anche l’occasione di andare a cavallo, pescare, condividere la tavola e recuperare le forze per l’ultima giornata. In mezzo a queste esperienze è cresciuta un’altra certezza: pellegrinare è uscire da se stessi per incontrare Dio e scoprire il fratello che cammina accanto a noi.
Arrivo al Santuario di Santa Rita de Cássia
L’ultimo giorno, il gruppo è partito presto dalla fattoria per percorrere i circa 20 chilometri che lo separavano ancora dalla meta. Dopo diversi giorni di cammino e quasi 70 chilometri percorsi a piedi, i pellegrini sono arrivati finalmente ai piedi di Santa Rita de Cássia intorno alle dieci del mattino.
Il Santuario di Santa Rita de Cássia, situato a Cássia, Minas Gerais, è un importante centro di pellegrinaggio e di devozione alla santa delle cause impossibili. Il nuovo santuario è stato inaugurato nel 2022 e dispone di una grande struttura destinata ad accogliere migliaia di pellegrini. La sua chiesa principale può ospitare circa 7.000 persone. La grandezza del luogo contrasta con la semplicità di chi vi arriva camminando: ogni passo diventa un’espressione di fede, fiducia e abbandono.
Davanti a Santa Rita, i partecipanti al corso hanno celebrato l’Eucaristia e hanno affidato nelle mani di Dio, per intercessione della santa, le loro intenzioni. In modo particolare, hanno chiesto la grazia di perseverare nella vocazione religiosa, oltre che per altre intenzioni personali. Dopo tanti chilometri, arrivare al santuario ha permesso di comprendere che ogni passo può essere un’occasione per confidare di più in Dio e meno nelle proprie forze.
Un cammino di speranza, conversione e vocazione
Il pellegrinaggio si è concluso con stanchezza, vesciche ai piedi e il corpo bisognoso di riposo, ma anche con la gioia di aver condiviso il cammino. Pellegrinare significa mettersi in cammino con speranza, riconoscere che non siamo ancora arrivati alla meta e imparare a fidarci di Colui che accompagna i nostri passi. Il pellegrinaggio rende visibile all’esterno una realtà interiore: anche la vocazione è un cammino di ricerca, conversione e trasformazione.
Così lo ha espresso fra’ Randy Josué Campos Porras: «L’esperienza del pellegrinaggio è stata un incontro: con Dio, con me stesso e con i miei fratelli, tutti in cammino. Ha alimentato in me la speranza e la piena fiducia, non nelle mie forze, ma nella presenza di Dio che sempre accompagna».
L’esperienza di questi giorni diventa così un’immagine significativa del cammino stesso verso la professione solenne. La vocazione si costruisce passo dopo passo, imparando a confidare non solo nelle proprie forze, ma anche nella presenza di Dio che accompagna, sostiene e trasforma.



