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“La Chiesa a Chota e Cutervo ha bisogno della sua santa ribellione”: il messaggio di Papa Leone XIV spiegato da Mons. Víctor Villegas

Mons. Víctor Villegas, Agostiniano Recolletto, spiega a Recoletos.org il significato del messaggio di Papa Leone XIV ai giovani di Chota e Cutervo e il lavoro pastorale che c'è dietro la loro “santa ribellione”.
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Papa Leone XIV ha sorpreso gli oltre 1.200 giovani riuniti alla II Giornata Diocesana della Gioventù della Prelatura di Chota e Cutervo con un videomessaggio in cui li ha invitati a vivere una “santa ribellione”. Recoletos.org conversa con Mons. Víctor Villegas, OAR, per scoprire cosa c’è dietro quelle parole e come riflettono il lavoro pastorale che la Chiesa sta realizzando con le nuove generazioni.

La Chiesa a Chota e Cutervo ha bisogno della sua santa ribellione, della sua energia pulita, del suo desiderio di trasformare le realtà di dolore in spazi di speranza.

Con queste parole, Papa Leone XIV ha sorpreso gli oltre 1.200 giovani che partecipavano alla II Giornata Diocesana della Gioventù della Prelatura di Chota e Cutervo, in Perù. Il videomessaggio del Santo Padre, proiettato pochi minuti prima dell’Eucaristia, è diventato il momento più emozionante di un incontro celebrato sotto il motto “Chiamati ad amare, inviati a servire”.

Ma quella frase non è stata una semplice esortazione. Per Mons. Víctor Villegas, OAR, vescovo prelato di Chota, riassume il cammino che la Chiesa locale sta percorrendo da anni insieme ai suoi giovani.

Una sorpresa arrivata da Roma

Il messaggio del Papa era stato preparato con assoluto segreto. Nemmeno il vescovo stesso ne conosceva l’esistenza.

La sorpresa, tuttavia, stava per essere svelata quando ha ricevuto una chiamata dalla Santa Sede per confermare alcuni dettagli relativi al videomessaggio. Chiedendo cosa stesse succedendo, il vicario generale ha finito per confessargli tra sorrisi: “Volevamo che fosse una sorpresa anche per lei”.

Anche così, il contenuto è rimasto segreto fino all’inizio della celebrazione eucaristica. Nel suo messaggio, Leone XIV si è congratulato con i giovani giunti dalle 18 parrocchie della Prelatura e ha ricordato loro che Cristo non li chiama a una vita comoda né conformista.

“Gesù non vuole giovani da poltrona, assopiti o installati nella comodità del ‘si è sempre fatto così’”, ha affermato il Pontefice, prima di lanciare la frase che avrebbe segnato l’intera giornata: “La Chiesa a Chota e Cutervo ha bisogno della sua santa ribellione”.

Una ribellione che si prepara durante tutto l’anno

Per Mons. Víctor Villegas, quelle parole del Papa descrivono esattamente l’obiettivo della pastorale giovanile della Prelatura.

Credo che il lavoro con i giovani sia fondamentale. L’ho detto al clero e insisto: se non lavoriamo con loro, perderemo molto.

La II Giornata Diocesana della Gioventù non è un evento isolato. Dietro c’è un processo di accompagnamento che coinvolge tutte le parrocchie e che si sviluppa durante tutto l’anno.

La Prelatura è organizzata in quattro zone pastorali e ciascuna celebra annualmente un Festi Joven, incontri che mantengono vivo il lavoro con i gruppi giovanili e preparano il grande incontro diocesano.

“Questo è conseguenza di un lavoro molto dettagliato durato tre anni”, spiega il vescovo.

Grazie a questo sforzo continuato, la giornata ha riunito giovani provenienti dalle 18 parrocchie della Prelatura, oltre a delegazioni giunte da Cajamarca, Chiclayo, Santa Cruz, Bambamarca e persino alcuni partecipanti dall’Ecuador e dalla Bolivia.

Più che un evento, la Giornata Diocesana della Gioventù è il punto d’incontro di una pastorale che accompagna i giovani durante tutto l’anno e li incoraggia a scoprire che la fede può essere vissuta anche con gioia, impegno e spirito missionario.

Una Chiesa che cammina insieme ai giovani

La giornata è iniziata con un pellegrinaggio per le strade di Cutervo guidato dalla Croce Missionaria e dalle immagini di Santa Rosa da Lima, San Carlo Acutis, San Giovanni Paolo II e la Vergine Maria.

Dopo sono arrivati i testimonianze vocazionali, la formazione, l’adorazione eucaristica e un intenso momento di riconciliazione, in cui più di venti sacerdoti hanno confessato i giovani.

L’Eucaristia, celebrata nel pomeriggio e aperta a tutta la città, ha radunato anche centinaia di fedeli che hanno voluto unirsi alla festa della gioventù.

È stato proprio prima dell’inizio della celebrazione che è stato proiettato il videomessaggio del Santo Padre.

Al termine della messa, la gioia è stata ancora maggiore con l’annuncio dell’autorizzazione concessa dalla Santa Sede per l’incoronazione canonica di Nostra Signora dell’Assunzione, patrona di Cutervo, una notizia accolta con grande emozione da tutta la comunità.

“Il vescovo deve farsi popolo”

Nei giorni successivi ha iniziato a diffondersi sui social network un video in cui Mons. Víctor Villegas appariva ballando e partecipando alle dinamiche insieme ai giovani. Molti hanno iniziato a chiamarlo affettuosamente “il vescovo con più flow”.

Lungi dal sminuire quelle immagini, il vescovo le considera una conseguenza naturale del suo modo di intendere il ministero episcopale.

Se il vescovo non si fa gente, non si fa popolo, se il vescovo non si fa uno con la sua gente, ci vedranno sempre dal basso verso l’alto, e non può essere.

Mons. Villegas rivendica una Chiesa vicina, dove il pastore condivide la vita quotidiana delle persone e non rimane distante.

L’investitura non fa il vescovo. Il vescovo deve farsi il suo popolo.

Per questo non esita a partecipare alle dinamiche, camminare con i giovani o ballare con loro quando l’occasione lo richiede.

Il vescovo deve stare con i giovani, deve stare con la sua gente, deve mettersi gli stivali, sudare sette camicie con loro. Il compito del vescovo è accompagnare il suo popolo, condividere con loro, piangere con loro, ridere con loro e ballare con loro anche.

Un invito che va oltre Chota e Cutervo

Le parole di Papa Leone XIV trascendono la realtà di una prelatura peruviana. La sua chiamata a vivere una “santa ribellione” interpella tutta la Chiesa e, specialmente, le nuove generazioni.

Non si tratta di una ribellione contro la Chiesa, ma contro l’indifferenza, il conformismo e la comodità. È il coraggio di coloro che scoprono che seguire Cristo significa andare incontro agli altri, trasformare il dolore in speranza e servire lì dove ognuno vive.

Questo è stato precisamente ciò che hanno vissuto i giovani di Chota e Cutervo durante una giornata che non è iniziata con il videomessaggio del Papa né è terminata con il festival della notte. È stata l’espressione visibile di una Chiesa che da anni crede nei suoi giovani, cammina con loro e affida loro la missione di annunciare il Vangelo con la gioia di chi sa di essere stato chiamato ad amare e inviato a servire.

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