La storia della Chiesa è tessuta da uomini e donne che hanno capito che la missione non appartiene a una sola persona, ma a tutta la comunità credente. Molto prima che la parola “corresponsabilità” occupasse un posto centrale nel linguaggio ecclesiale contemporaneo, santi, religiosi e laici vivevano già quell’esperienza di comunione e servizio condiviso. Tra loro spiccano due figure fondamentali per l’Ordine di Sant’Agostino: Clemente da Osimo e Agostino di Tarano.
Entrambi i religiosi, uniti dall’amicizia, dalla missione e dal governo dell’Ordine, hanno incarnato una forma profondamente evangelica di corresponsabilità: mettere i propri doni al servizio del Popolo di Dio per costruire una Chiesa più fraterna, organizzata e fedele al Vangelo.
Due uomini al servizio di una missione comune
Clemente da Osimo nacque all’inizio del XIII secolo e fu Priore Generale dell’Ordine in quattro occasioni. Morì a Orvieto nel 1291 in odore di santità. Il suo lavoro fu decisivo per consolidare la vita agostiniana in Europa: diede impulso agli studi generali di Roma, Bologna, Padova, Napoli e Parigi; promosse i conventi femminili; curò l’osservanza religiosa e rafforzò la devozione mariana all’interno dell’Ordine.
Agostino di Tarano, da parte sua, nacque verso il 1240. Formatosi in diritto all’Università di Bologna, intraprese inizialmente una carriera politica alla corte del re Manfredi di Sicilia. Più tardi entrò tra gli agostiniani come fratello non chierico, nascondendo persino la sua condizione sociale e accademica. Tuttavia, la sua capacità intellettuale e giuridica divenne presto evidente. Clemente da Osimo lo chiamò a Roma, dove ricevette il sacerdozio e fu nominato Penitenziere Apostolico e confessore di papa Bonifacio VIII.
Entrambi finirono per essere legati a una delle opere più importanti dell’Ordine: la redazione delle Costituzioni di Ratisbona del 1290, considerate le prime costituzioni agostiniane conservate fino ai giorni nostri.
Una corresponsabilità vissuta a partire dai talenti
La Chiesa definisce oggi la corresponsabilità come una spiritualità basata sul Battesimo, dove tutti i fedeli condividono la missione evangelizzatrice secondo i propri carismi e vocazioni. Non si tratta solo di collaborare economicamente, ma di offrire il proprio tempo, talento e tesoro per il bene comune e l’edificazione della comunità.
La vita di Clemente da Osimo e Agostino di Tarano riflette precisamente questa dinamica.
Clemente mise al servizio della Chiesa la sua capacità di governo, la visione pastorale e la sensibilità spirituale. Capì che la formazione era essenziale per l’evangelizzazione e puntò decisamente sulla cultura e sullo studio. Non accentrò la missione su se stesso; seppe coinvolgere, delegare e creare strutture che permettessero all’Ordine di crescere.
Agostino di Tarano offrì un altro tipo di talento: la conoscenza giuridica, la prudenza e la capacità organizzativa. La sua esperienza politica e accademica divenne uno strumento al servizio della vita religiosa e della comunione ecclesiale. Lungi dal cercare il prestigio personale, trasformò le sue capacità umane in un servizio umile per la Chiesa.
La corresponsabilità nasce proprio lì: quando ognuno scopre che i propri doni non gli appartengono esclusivamente, ma sono un regalo da condividere.
Camminare insieme: un’intuizione profondamente sinodale
L’attuale cammino sinodale promosso da papa Francesco insiste sulla necessità di “camminare insieme”, ascoltare, discernere comunitariamente e riconoscere che tutti hanno qualcosa da dare alla vita della Chiesa.
In un certo senso, Clemente e Agostino vivevano già questa intuizione secoli fa. L’elaborazione delle Costituzioni di Ratisbona non fu semplicemente un esercizio amministrativo. Fu un processo di discernimento comunitario per dare stabilità, identità e senso di appartenenza a un Ordine giovane e in espansione.
La corresponsabilità non elimina le differenze di vocazione o ministero, ma ricorda che tutti partecipano a una stessa missione battesimale. Clemente e Agostino esercitarono responsabilità diverse, complementari e profondamente unite. Uno dalla leadership pastorale; l’altro dalla riflessione giuridica e organizzativa. Entrambi capirono che la comunione ecclesiale ha bisogno della diversità dei carismi.
Un insegnamento attuale per la Chiesa
Oggi, mentre la Chiesa cerca di rafforzare la partecipazione dei laici, la vita comunitaria e la sinodalità, queste figure medievali offrono un insegnamento sorprendentemente attuale.
La corresponsabilità non è una strategia organizzativa né una moda pastorale. È un modo di intendere la Chiesa come famiglia di Dio, dove nessuno resta ai margini della missione. Tutti — laici, consacrati, sacerdoti e diaconi — sono chiamati a impegnarsi attivamente con le proprie capacità, tempo e risorse.
Clemente da Osimo e Agostino di Tarano ci ricordano che la santità si costruisce anche collaborando, organizzando, ascoltando e lavorando insieme. La missione non è mai individuale. La Chiesa cresce quando ogni battezzato scopre di avere qualcosa di prezioso da offrire e lo mette generosamente al servizio degli altri.



